Il 25 aprile non può essere una celebrazione statica. Deve essere un "punto di domanda" che interroga le nostre coscienze: cosa stiamo facendo, oggi, per onorare quel sacrificio? Riaffermare la necessità della pace e dell'uguaglianza non è utopia, ma l'unico realismo possibile se vogliamo evitare che la storia torni a scorrere all'indietro. Liberazione, oggi, significa liberarsi dall'idea che la guerra sia inevitabile. Solo così il fiore del partigiano potrà continuare a fiorire non solo nei testi delle canzoni, ma nelle azioni di una comunità internazionale finalmente umana.
Scritto il 24/04/2026